Una nota su “Deviati” di Matteo Zattoni (L’Arcolaio, 2018)

di Fabio Orrico

Con Deviati Matteo Zattoni, poeta forlivese, autore di tre raccolte (Il nemico,Il Ponte Vecchio, 2003; Il peso degli spazi, LietoColle, 2005 e L’estraneo bilanciato, Stampa2009, 2009) compie il passo che separa la sua poesia, tersa e insieme densissima, alla prosa. Deviati raccoglie infatti nove racconti che mi pare guardino a certa letteratura russa. Uomini e donne del sottosuolo, spesso e volentieri parlanti in prima persona e ognuno alle prese coi propri demoni. Il libro di Zattoni è anche un catalogo del disagio contemporaneo e se molti suoi temi, proprio in questi giorni, salgono alla ribalta della cronaca (dal bullismo alla discriminazione di genere) sarebbe sbagliatissimo leggere questi racconti in una prospettiva esclusivamente sociologica. Qui si tratta soprattutto di indagare le radici del male e Zattoni lo fa con dolorosa competenza, senso morale e assoluta padronanza della forma racconto, tanto che, una volta iniziato, risulta impossibile chiudere il libro senza aver terminato la lettura.

Nicola Vacca: “Non dare la corda ai giocattoli” (Marco Saya Edizioni, 2019)

Non dare la corda ai giocattoli è il sedicesimo libro di poesie di Nicola Vacca e segue la cosiddetta “trilogia del disagio”, ipertesto poetico che ha tenuto impegnato l’autore dal 2013 al 2017. Il risultato di quel giro d’anni sono stati tre libri nei quali la temperatura poetica, altissima, andava di pari passo con un sentimento della realtà non meno incandescente. Si passava dal dettato nobilmente didattico di Mattanza dell’incanto, memore del Pasolini più contaminato e cioè quello di Trasumanar e organizar alle glosse impressioniste di Commedia ubriaca. Continua a leggere “Nicola Vacca: “Non dare la corda ai giocattoli” (Marco Saya Edizioni, 2019)”

Gabriele Galloni: “L’estate del mondo” (Marco Saya Edizioni, 2019)

A pochi mesi dal bellissimo libro di prose Sonno giapponese, Gabriele Galloni torna con L’estate del mondo, testo densissimo e ibrido. Un romanzo in versi che oppone alla struttura poematica il distillato più puro della lirica, in termini di metrica così come in termini di tensione. L’estate del mondo è una narrazione distesa, un lungo fiume che rincorre placidamente il suo delta, scandito da poesie e poemetti che, pur sciogliendosi in glosse numerate o semplici sequenze, non abbandona mai il metro dell’endecasillabo. Ecco una scelta di sette poesie: Continua a leggere “Gabriele Galloni: “L’estate del mondo” (Marco Saya Edizioni, 2019)”

Su “Sole verde” di Kent Anderson (Nutrimenti, 2019)

di Fabio Orrico

Kent Anderson è autore di soli tre romanzi, tutti con al centro un personaggio, Hanson, le cui vicende biografiche sembrano coincidere in molti punti con la biografia del suo creatore. Questo Sole verde, appena mandato in libreria da Nutrimenti è quindi, a ventitre anni da I mastini della notte e a trentadue da Simpathy for the Devil, la chiusura di un’ideale trilogia. Non conosco (ma è solo questione di tempo) gli altri due romanzi ma, a giudicare da Sole verde, l’etichetta di noir con cui viene venduto rischia di risultare fuorviante e di classificare uno scrittore che invece, mi sembra, proprio dell’irriducibilità a un genere canonizzato fa la sua forza. Continua a leggere “Su “Sole verde” di Kent Anderson (Nutrimenti, 2019)”

Giovanni Peli: sei poesie tratte da “Onore ai vivi”

Onore ai vivi (che si apre e si chiude con due testi di approfondimento firmati, rispettivamente, da Giulio Maffii e Nicola Vacca, a loro volta grandi poeti e sensibilissimi studiosi)è l’ultima raccolta di poesie di Giovanni Peli. Un libro bellissimo, irto e complesso, che si presenta agli occhi del lettore come un arazzo variegato, ricco di fili e sentieri da dipanare. Lo stesso Peli del resto sembra individuare nella contaminazione delle forme e dei gesti poetici la sua vocazione: poeta, cantautore e romanziere, Peli stratifica e differenzia la sua voce anche all’interno del libro di cui stiamo parlando e del quale vi proponiamo alcuni testi. Prosa e verso libero, inno e diario. I versi di Peli sono definitivi, spigolosi, taglienti. Guardano all’aforisma ma sanno sciogliersi in autentica cadenza narrativa. Per chi scrive una bellissima scoperta (F.O.)

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Anteprima da “Fiori estinti” di Mattia Tarantino

Di Mattia Tarantino avevamo già pubblicato alcune poesie qualche mese fa. Adesso siamo molto felici di annunciare l’imminente uscita della sua nuova raccolta, Fiori estinti (per Terra d’ulivi edizioni e arricchito da una postfazione dell’altrettanto talentuosa Giorgia Esposito). Si tratta di un libro vasto, magmatico, labirintico, un libro che ha la cadenza dell’inno e del canto di guerra, una sorta di monolito kubrickiano gettato di traverso sulla scena della poesia italiana e insieme un segnale di crisi e rinascita. Io spero che di questo libro si parli molto e spero si parli molto di Mattia Tarantino perché è un poeta generoso e intrepido, prematuramente maturo ma anche pieno di spigoli da smussare e paludi da bonificare, uno che sembra volersene andare per la sua strada a dispetto di tutti, un esploratore che, saggiamente, ha preferito muoversi su terre vergini, rischiando il deserto e le sabbie mobili e per questo è stato salvato.
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Su “I sentieri delle ninfe” di Fabrizio Coscia (Exorma, 2019)

di Fabio Orrico

I libri di Fabrizio Coscia fanno ormai storia a sé. I sentieri delle ninfe chiude un lustro di pubblicazioni (in precedenza c’erano stati Soli eravamo e La bellezza che resta più il denso saggio su Francis Bacon Dipingere l’invisibile) che annuncia la maturità di una prosa e di un’idea di scrittura da sempre seducente.
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Su “Precipitare” di Luisa Bolleri (Leonida edizioni)

di Fabio Orrico

L’ultimo libro di Luisa Bolleri, Precipitare (Leonida edizioni), è una raccolta di racconti scandita in tre tempi. Tre sezioni che si focalizzano su scelte semantiche ben precise: la prima consta di dieci racconti narrati in terza persona (una terza persona, va detto, molto soggettiva), la seconda contiene altri dieci testi, questa volta resi in prima persona mentre l’ultima sezione è occupata da un unico racconto il cui titolo coincide con quello del libro ed è raccontato nella seconda persona singolare.
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Valeria Cagnazzo: Cinque poesie inedite

I.

Se del miele una macchia
sull’anello del
mazzo di chiavi, se sul tuo
maglione rosso un capello
dei miei
è rimasto; è normale
che i treni partano, ogni minuto,
come nascono i bambini o affondano
le bare, è uno smuoversi perenne
il nostro, che la vita vibra appena
il prato e già
brulichiamo per disperderci
e la terra è macchia nera tremolante
di formiche e non ritorni.
Non sarò per te il chiodo
che ti fissa
alla croce; mai per te questo corpo
è stato fatto
di legno; materiale anche di quei
modellini a vapore
che partivano soltanto
per restare.
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