da Angina d’amour di Giulio Maffii

su gentile concessione della casa editrice Arcipelago Itaca pubblichiamo un estratto dal libro Angina d’amour di Giulio Maffii . Quale introduzione valga una breve autopresentazione dell’autore

Giulio Maffii dorme abitualmente dal lato della porta, ma non
disdegna il lato opposto. Osserva il mondo dagli zigomi delle
finestre, dai balconi, dai finestrini d’auto. Spesso ci scappa un
porticato. Adora attraversare corridoi. Vive e scrive. Studia e
narra. Si può trovare di frequente sul web. Incentiva la piccola
editoria, però quella seria e appassionata: qui pubblica volentieri.
Ogni tanto accetta di buon grado premi, passeggiando tra l’odore
amaro delle felci o incontrando sul cammino le mucche che
non leggono Montale. Prova ad essere saggio preferibilmente a
giorni alterni

-e poi cosa hai fatto nella vita?-
Un po’ mi sorprende il fare
Ho fatto l’albero il coro
il remo della barca
Ho fatto il dolore
che mi spiaccicava al letto
Ho fatto il cielo
l’esplosione di un diagramma
il passo più corto della gamba
Ho fatto l’epidermide
per scollare ogni pellicola
Ho fatto la bellezza
Ho fatto le ossa
rapinando il respiro del sasso
Non rispondo e torno
nel nucleo della sera
Ti lascio con i nodi
che a me non interessano
-e poi cosa hai fatto?-

***

C’è odore di sottoterra
Esplode tutto quello che ho accanto
al fuoco di un endecasillabo feroce
la croce delle mani sul petto
un giorno senza precisione
Nascosto nelle valigie di cuoio
recitavo formule
per rendermi invisibile
Eppure era facile semplice
un padre una madre
una tavola nessuna parola
specchi sulle sedie
Le stagioni passano veloci
a volte si potrebbero fermare
così per educazione
e prendere un thè insieme

***

Quanta gente nel centro commerciale
che rima poi con bisunto natale
la parola il plasma la bocca la ferita
Il mistero eucaristico del sanguinamento
che unisce assassine vergini madri eleganti e puttane
E se ne vanno via con sorrisi di betulla
e resto qui se avrò fortuna
accompagnerò la barista obesa a casa
nascondendo il dente scheggiato
Non le parlerò di questa solitudine da ospedale
-chi coglierebbe la differenza?-
magari mi illudo
magari non ne vuole sapere
magari ha delle luci a intermittenza
che l’aspettano
Non lascio la mancia
Che resti con la sua di solitudine
non osi prendere la mia
che si fa compagnia da sé

***

In tutta quella stortura
che gira intorno al cuore
io e te possiamo amarci
tutta la vita o soltanto
un mattino sopra un papavero
Sì lo so il dottore dice qualcosa
con “oma” e che devo stare tranquillo
ma chi lo è più di me
un gatto il cane qualche figlio
e il pensiero che potremmo amarci
per quel che resta della vita
o soltanto per il gusto di mordere il papavero
che poi
ti confesso
non deve essere neanche così buono
ma per fare dispetto a dio
giuro -e non lo faccio mai-
che domani sarò ancora qui
per leggere
le parole interrotte e uccise
dal loro stesso peso
Che poi lo sappiamo bene entrambi
una porta appoggiata sui cardini
non cigola da sola non si chiude
non è una galleria dove si incontra la morte
i rimanenti vivi o l’odore di calendola
Non riusciamo a decifrare le istruzioni d’uso
fino in fondo come formiche in fila sul cornicione

***

La prima notte facemmo l’amore
tre volte ma si tratta di un errore
un semplice sbaglio nel conteggio
del resto parliamo di un filo
con poca matematica tra pelle
e pelle che si strofina
quindi l’amore è statica
oppure calamita
ma non si può contare
od indossare cambiando taglia
È una foglia per coprire
le nudità o l’odore di vecchio
Del resto non hai ricordo
di quella prima notte confusa
nella trigonometria sentimentale
numeri primi
come il tre
accendono lo sguardo algebrico
di me di te e di sé

angina
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2 pensieri su “da Angina d’amour di Giulio Maffii

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