Ricordo di Maurizio Brusa

di Sabrina Foschini

Maurizio-Brusa

foto di Daniele Ferroni

 

Maurizio Brusa era un poeta esigente. Si fatica ad usare l’imperfetto, parlando di lui che ci ha lasciato da pochi giorni  (il 29 settembre) subito dopo aver visto nascere la sua ultima e rara raccolta poetica: La vita scalza. Continua a leggere “Ricordo di Maurizio Brusa”

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Giorgio Falco: “Ipotesi di una sconfitta”

di Fabio Orrico

Giorgio Falco torna a parlare di lavoro nel suo stile polimorfo e prismatico ma sempre controllatissimo. Il lavoro è il suo tema principe, meglio ancora la sua ossessione. Ipotesi di una sconfitta (il titolo non lascia dubbi su come la veda Falco) esce a un anno esatto da Works di Vitaliano Trevisan, altra opera centrale di questi anni, sempre per i tipi di Einaudi.
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Don Carpenter: “La sceneggiatura”

di Fabio Orrico

Pubblicato in patria nel 1981, quindi più o meno mentre ancora stavano depositandosi le ceneri della New Hollywood, La sceneggiatura di Don Carpenter appartiene a quel sottoinsieme di romanzi ambientati nella mecca del cinema e tesi a rivisitarne, se non a negarne, le mitologie.
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Roberto Bolaño: Chiamate telefoniche

di Fabio Orrico

Roberto Bolaño appartiene a quella rara, preziosa e, per chi soffre di invidia come il sottoscritto, irritante categoria di scrittori capaci di padroneggiare tutta la tastiera letteraria, nessun genere escluso. Autore di romanzi vasti e polimorfi come I detective selvaggi e 2666 ma anche di narrazioni più brevi (Notturno cileno, Un romanzetto Lumpen), Bolaño ha riletto in chiave cubista il concetto di narrativa (La letteratura nazista in America) azzardando innesti di saggistica e poesia, frantumando steccati e paletti, insomma non facendosi (e non facendoci) mancare nulla potesse essere gestito dall’ottovolante della sua immaginazione. Naturalmente anche la forma racconto è stata passata al setaccio dal talento dell’autore cileno.
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At salut Zvan – Poesie per Giovanni Nadiani

di Gianni Iasimone

il 27 luglio del 2016 è venuto a mancare al mondo della poesia un autore straordinario, ma Giovanni Nadiani era anche un amico, un uomo che è stato bello conoscere e frequentare, una persona umana in un pianeta in cui l’umanità è in via d’estinzione. Gianni Iasimone ha scritto alcune poesie per ricordare l’amico poeta. Siamo particolarmente orgogliosi di offrirvele in anteprima su queste pagine

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La stasòun dagli amòuri biénchi

di Annalisa Teodorani

Pubblichiamo alcune poesie tratte dal libro  La stasòun dagli amòuri biénchi Carta Canta Editore

L’éultum cécch

A t’ò vést te spèc
sal mèni tal bascòzi
ta m’aspitìvi.
A m’u n so vultè
ò scambié par amòur
l’éultum cécch
te fònd de bicìr.

L’ultimo goccio

Ti ho visto nello specchio
con le mani nelle tasche
mi aspettavi.
Non mi sono voltata
ho scambiato per amore
l’ultimo goccio
nel fondo del bicchiere. Continua a leggere “La stasòun dagli amòuri biénchi”

Alessandra Conte: “Come Dio nel nulla”

COME DIO NEL NULLA
[…]
Chissà l’altra parte esista
e sia anche lo sguardo
e tutto questo sia l’altro
e quello questo
e siamo una forma che cambia con la luce
fino a essere solo luce, solo ombra.
Da Maschera di un qualche dio, di Blanca Varela, nella versione di Stefano Strazzabosco

Si è presentato inatteso nel giorno qualunque; occhi secchi come le girandole autunnali, non era notte, non era giorno. Nemmeno la stagione c’era. L’alito leggero e salso con le parole poche, pesci luccicanti come sommerso dalla schiuma marina. Ma era un frutto, un dio impavido con vestiti maturi, la barba dura. Ogni fiato sarebbe stato più della parola stessa e dei significati, ringhiere di ferro battuto che servono a recingere i giardini e gli specchi d’acqua dov’è custodita la sua immagine. Capita, durante una notte lunga, di saltare per sbaglio, o per coraggio cieco, oltre lo sbarramento, e precipitare nelle pozze, nei precipizi. Le sue parole sono sciolte nel rivolo di schiuma alle sponde, sono bolle o giornate. O sono gli storioni blu dal lungo muso, che sul fondo aspettano nel fango senza assaggiare l’esca.

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Sei poesie inedite di Francesco Gabellini

Con immenso piacere pubblichiamo alcuni testi inediti in dialetto riccionese su cortese concessione dell’autore.

A gl’analisi

Cum’èla, e’ mi nòmre u n scapa mai?
A sém bèla arvàt ma centevint.
– Dottoressa, scusi, avevo il centosette. –
Cum’e’ sarìa a dì ch’i n vèn in fila?
Cus’èl, un giugh? Già l’è fadìga
sa tótt sti nòmre
u n s’capès un azidènt,
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